In gennaio la vigna sembra fermarsi, come tutta la vegetazione: silenzio, freddo, anche se sempre meno; alberi spogli e tutto pare sospeso. È il tempo del riposo, o meglio sembra esserlo, perché in realtà è comunque uno dei momenti più importanti dell’anno.
Si lavora lentamente e si fanno scelte che segneranno le vendemmie future.
È il tempo della riflessione e del sapere: si fa la potatura secca. Si decide dove tagliare, quanti tralci lasciare e, in fondo, come accompagnare la pianta alla prossima primavera che l’occhio umano non vede, ma l’occhio del contadino sa cogliere. Si tengono sotto controllo le vigorie, si rispettano i ceppi più vecchi, si lavora il suolo per tenerlo vivo per la rinascita primaverile.
Tempo di tradizioni
Accanto a questi lavori pratici e di sapere, l’inverno è anche il tempo delle tradizioni e delle credenze popolari, forse proprio perché si lavorava di meno si aveva più tempo per ricamare su possibili storie e leggende. E la magica luna faceva capolino in queste credenze: in molti credevano che potando con la luna sbagliata si portasse sfortuna alla vigna, altri ritenevano che il freddo di gennaio “pulisse” le piante e promettesse un ottimo raccolto…C’era chi assaggiava il vino nuovo per propiziare l’annata e chi lasciava una bottiglia in cantina con il medesimo intento...
Tempo di strategie
Oggi gennaio è anche il mese delle strategie contro il clima che cambia, perché qualcosa, nonostante tutto, possiamo fare. Si può scegliere di rimandare la potatura per evitare le gelate tardive, si prepara la gestione dell’acqua e della chioma. È un lavoro fatto di attenzione e misura, dove ogni gesto conta; è un lavoro dove scienza e tecnologia hanno preso il posto della magia e della superstizione. Ma ieri come oggi gennaio non è solo il mese del fare, ma soprattutto quello del prevedere. Un periodo silenzioso, sì, ma carico di lavoro, memoria e sapori futuri.